Riconfinazioni, perché se ne parla (troppo) poco?

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Ok Carlo, allora intanto provo a dire io la mia, anzi a riprendere e completare ciò che avevo già scritto sull’altro topic, perché da questo tuo ultimo post mi rendo conto che le cause dell’impoverimento culturale di cui parlavo sono più d’una.

Partiamo da qui:

Stai parlando di un altra era geologica.

All’epoca (io non frequentavo ancora Geolive, allora Pregeo.it) il degrado prodotto dal “dogma” di Pregeo (e Docfa) non aveva ancora avuto il tempo di produrre i danni che invece ha poi prodotto nei tanti anni successivi, soprattutto tra le nuove generazioni di geometri che hanno iniziato la professione direttamente con Pregeo. Tutti i colleghi che hai citato, invece, sono: 1) tutti della nostra generazione, nata decenni prima di Pregeo e 2) grandi appassionati delle materie topografiche.

Sul primo punto (aspetto generazionale), mi viene da fare questo parallelismo: è come dire che nei primi anni 2000 gli orsi polari scorazzavano ancora tranquillamente sui ghiacci perenni dell’artico, mentre adesso devono nuotare da una lastra all’altra, rischiando di annegare (o annegando effettivamente) perché si sta sciogliendo tutto.

Purtroppo il tempo non passa mai senza provocare cambiamenti. E quando si innesca un processo negativo, e non lo si arresta in tempo, poi il danno diventa sempre più grande fino alle conseguenze più nefaste. Pertanto, così come gli orsi polari rischiano l’estinzione, il geometra topografo come eravamo abituati a conoscerlo noi, rischia anche lui l’estinzione, ammesso che non sia già avvenuta.

Quei colleghi che hai citato, con i quali hai avuto discussioni “storiche” (e ci credo perché poco dopo qualcuna ho fatto in tempo a seguirla anch’io), sono quelli che io e l’amico Natale Cortella (della mia/nostra generazione) definiamo i “dinosauri della materia” (e i dinosauri si sono estinti già da un bel po’). Gente che a scuola doveva fare i calcoli con i logaritmi e che, proprio per questo, sanno cos’è un azimut.

Ti faccio l’esempio dell’azimut perché a inizio anno (prima del virus) ho tenuto un corso in aula al Collegio di Brescia. Ad un certo punto, stavo spiegando i calcoli da fare in una riconfinazione e c’era per l’appunto da trovare un azimut, quindi ho chiesto:

Voi sapete come si calcola un azimut, vero?

Non ha alzato la mano nessuno.

Ecco, questo è ciò che ha prodotto 32 anni di Pregeo.

Ma attenzione, questa mia affermazione non è la solita denigrazione di Pregeo in quanto tale. Anzi, Pregeo ha il merito indiscusso di aver uniformato la redazione del libretto delle misure e imposto schemi di rilievo corretti (sui calcoli un po’ meno, come abbiamo visto al corso con il prof. Luciano Surace), mentre la libertà che c’era prima tra i geometri che si occupavano di catasto “sconfinava” spesso nella fantasia personale (me li ricordo bene i rilievi che si “inventava” il geometra presso il quale ho fatto il tirocinio da giovane).

Il problema è che si è ingenerata tra i geometri italiani l’inconscia convinzione che valga l’equazione:

utilizzatore di Pregeo = geometra, topografo, riconfinatore

In sostanza uno pensa (sempre inconsciamente e in buona fede, sia chiaro):

Io so usare Pregeo e fargli uscire il semaforo verde. Dunque sono un geometra, un topografo e, all’occorrenza, anche un riconfinatore.

Sulle riconfinazioni, nello specifico, io, te e Leonardo ci siamo dati da fare per 6 anni a tenere seminari in giro per l’Italia, e io personalmente mi sto dando da fare tuttora (e già da altri 5 anni) con i corsi online (più qualcuno ancora sul posto, virus permettendo). Secondo me qualcosa di buono abbiamo prodotto. Ma se la mentalità che si è andata fossilizzando è quella del semaforo verde di Pregeo, più di tanto non possiamo incidere.

Per cui, come ti dicevo, la stragrande maggioranza dei geometri italiani sono come il buon Macius. Un po’ di cose le hanno capite, fin dove la complessità è poca e l’impegno necessario è altrettanto scarso. Dopodiché, appena la complessità aumenta, anziché affrontarla con ulteriore impegno (leggi “studio”), lasciano perdere e si adagiano alle più disparate scorciatoie fai-da-te dove ognuno tira fuori la sua ricetta “fatta in casa”.

Con questo approccio, chi vuoi che si metta a riproporre discussioni tecniche sulle riconfinazioni, se non noi “dinosauri”?

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Fatto.

Ma mi raccomando, non abbandoniamo questo argomento.

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Ciao a tutti!
Il forum dovrebbe essere a mio parere un “punto di incontro” tra diverse opinioni di pensiero su detrminati argomenti…dove ci si confronta e ci si da consigli a vicenda…nel pieno rispetto dell’opinione DIVERSA che può avere una persona.
Questo al mondo non accade più per nessuna cosa non solo per i forum…purtroppo.
In questo mondo ciò che è DIVERSO dal proprio pensiero viene sbranato e tritato ovunque ed proprio questo il grande fallimento di questa società…il non sapere accettare e convivere con qualcosa o qualcuno che è DIVERSO da noi…
Sono queste basi o fondamenti da cui si deve ripartire in questo mondo freddo per ogni cosa o ogni discorso nella nostra vita.
Se mi volto indietro e rileggo molti post di tanti forum ciò che prevale è solo una banale e inutile intolleranza “alla.diversita di pensiero”…questo è molto grave.
Ma vi siete mai chiesti in primis cosa possa essere e quale significato abbia la parola VERITÀ?
Ma dove sta’ questa verità? Dove abita ?
Forse è stata la.rovina del vocabolario perché sembra talmente.preziosa che tutti la vogliono avere in tasca…
Bisogna ricercare e ritrovare tra le persone un altra parola che si chiama UMILTA’ che non porta la.bandiera della vittoria ma della cultura!
RIPARTIAMO da questo concetto per un confronto che si deve distinguere dalle “guerriglie” passate sui forum che alla fine hanno lasciato solo tanta amarezza e poca cultura per chi cercava di apprestarsi a capirne qualcosa.
Avvertivo addirittura paura nello scrivere perché swmbrava che qualcuno “sbranasse” la.gente…
I forum devono essere, ribadisco, scambi di opinioni e confronto “umano” e non sentenze di verità!
Da questo concetto a mio parere può nascere qualcosa di costruttivo per tutti.
“Nessuno ha mai finito di imparare nella vita di ogni suo giorno”
Buon dibattito signori.
Con amicizia
Corrado

Buon giorno, Corrado, hai ragione, se si finisce a giocare al primo della classe e si prende atto che le mappe catastali hanno solo scopo di indirizzo territoriale e fiscale e si comincia ad affrontare con concretezza l’ argomento “riconfinazione” sono convinto che si possa fare un forum ad altissimo livello, ciao agli altri che leggono.

Vedo che la cosa è interessante e di stretta attualità. Lo noto dal numero di risposte. :slight_smile:
Per me il problema è si dovuto al variare delle condizioni ma molte di queste le abbiamo create noi.
O abbiamo fatto in modo che si concretizzassero.
Oggi, e con il Covid il problema si è ulteriormente accentuato, il confronto si è spostato solo e soltanto sul freddo mezzo tecnologico mentre prima l’apogeo veniva toccato nelle sale Convegno e in quelle volte che ci trovavamo a discuterne sui luoghi di lavoro come al Catasto o in altri uffici pubblici.
Il mezzo tecnologico è spesso unilaterale e non favorisce il confronto che normalmente arricchisce le due parti.
Risultato= maggiore aridità da parte dei professionisti e, oserei dire, anche maggiore ignoranza.
Ma non è solo questo, ovviamente.
Anche i modi di affrontare le discussioni quasi sempre virulenti e spesso monotoni hanno fatto il resto.
Monotoni e noiosi perché poi in fondo vengono ridette sempre le stesse cose fritte e rifritte, come se si volessero imporre.
Bisognerebbe, per mio modo di vedere, affrontare la problematica a 360° (o 400 centesimali fate voi) e cercare di sforzarsi di vederla da più parti, non solo quella topo-cartografica.
Le riconfinazioni sono una materia complessa e articolata che ha radici in varie materie e non può essere ridotta a un aspetto soltanto.
Ciò detto credo che ormai le cose stiano declinando in una china irreversibile e non penso sia facile tornare indietro.
Io tanti pericoli li avevo individuati e me ne ero (e me ne sono) fatto carico.
Cordialmente
Carlo Cinelli

Buongiorno
Ho accettato l’invito di Gianni ad intervenire in questo forum, con la speranza di potersi confrontare in modo civile e non offendendosi come già accaduto su altro sito web.
Mi piacerebbe che si iscrivessero anche quei “dinosauri” sopra citati, che a mio avviso hanno ancora molto da insegnare e non si sono estinti, ma hanno preferito allontanarsi in silenzio da inutili e inedificati discussioni tutt’altro che tecniche.
Premesso questo, rispondo alla domanda posta nel titolo di questa discussione:

  • Secondo me di riconfinazioni se ne parla (troppo) poco perché questo tipo di lavoro non porta un guadagno immediato come presentare un docfa o un pregeo, richiede una preparazione di base “evoluta” ed obbliga a confrontarsi “vis a vis” con un altro tecnico che può rivelarsi più preparato.
    Nel caso dei pregeo e docfa invece basta compilare qualche schema ed inviare, con l’approvazione molto spesso in automatico e senza che nessuno obbietti sul tuo lavoro.
    Senza poi considerare quelli che purtroppo per riconfinare intendono l’operazione di prendere una fotocopia ingrandita della mappa e misurarci sopra con il righello.
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5 messaggi sono stati uniti ad un Argomento esistente: Aspetti giuridici della riconfinazione (a cura di Nino Lo Bello)

Ciao Roberto, grazie per aver accettao l’invito e benvenuto su questo forum.

Fai bene a richiamare le passate degenerazioni sull’altro forum, ma credimi che quel pericolo qui non esiste, proprio perché ho fatto tesoro di quell’esperienza. Come vedi qui siamo tornati a confrontarci serenamente anche io e Carlo ed è mia precisa intenzione mantenere le discussioni solo ed esclusivamente sui temi tecnici bloccando sul nascere qualsiasi deviazione sul lato personale.

Fatta questa premessa e tornando quindi sul tema del topic, devo dirti che concordo in toto con quello che hai scritto. Hai centrato in pieno il nocciolo della questione: le riconfinazioni sono una materia estremamente complessa perché richiedono competenza, e tanta, su più campi: giuriduco, cartografico, topografico, sugli usi e costumi locali e, da ultimo, anche quello risolutivo-matematico.

Poi hai colto nel segno anche il secondo aspetto, ancor più rilevante: in una controversia tra confinanti il geometra si trova a dover confrontarsi con il tecnico di controparte e questo, unitamente alla competenza richiesta, spaventa non poco perché, se poi perdi la partita perché l’altro tecnico ha dimostrato maggior competenza, ne esci con le ossa rotte anche per quanto riguarda il tuo buon nome da professionista.

Carlo,
personalmente non credo che il problema sia nel mezzo comunicativo, tra l’aula e l’online, con il quale oggi si parla di riconfinazioni. Anzi, ti posso assicurare che, ad esempio, i corsi e seminari online sulle riconfinazioni che in questi ultimi anni abbiamo tenuto io, Sergio e Corrado, hanno raggiunto un numero di geometri di gran lunga maggiore a quello che riuscivamo a raggiungere ai tempi dei nostri seminari in giro per l’Italia, e questo è dipeso proprio dalla grande comodità di fruizione della formazione online rispetto a quella in aula.

Tu ti chiedi giustamente come mai quando, 12-13 anni fa, siamo partiti con i nostri convegni e seminari sulle riconfinazioni c’era così tanta curiosità e partecipazione mentre oggi sembra diventato un tema per pochi appassionati.

La risposta è sempre legata a quello che ha detto Roberto. All’epoca la riconfinazione, intesa come disciplina con tutti i crismi, era una materia sconosciuta ai più. Fino a prima, infatti, ad eccezione di qualcuno già esperto, un confine cartografico si ricavava come ha descritto Roberto: da una fotocopia della mappa catastale più aggiornata e l’uso dello scalimetro.

È chiaro quindi che, data questa scarsissima base culturale, quando noi abbiamo cominciato a girare l’Italia proponendo i corretti principi e metodologie, la curiosità e l’interesse era alle stelle. Molti di quelli che venivano ai nostri seminari erano infatti mossi dalla prospettiva di acquisire la competenza necessaria per poter affrontare una branca professionale che potenzialmente avrebbe potuto aprirgli una nuova fonte di reddito.

Poi però molti di loro si sono resi conto che non è affatto materia facile e alla portata di tutti. Occorre un’esperienza di anni con tanto impegno e applicazione. E lì tanti hanno mollato, affidandosi, quando gli capita un incarico, a colleghi esperti. E di colleghi esperti purtroppo ce ne sono pochi per cui sono solo loro a continuare il dibattito.

Detto questo mi viene da chiedermi (e da chiederti) se per caso non siamo stati noi formatori a sbagliare l’approccio divulgativo nel far apparire come troppo ostica una materia che è comunque alla portata di un geometra che desideri intraprenderla. Al che mi viene in mente una celebre frase scritta da un altro nostro collega formatore e autore di libri in materia che recita:

Riconfinare è facile, chi ti dice che è difficile lo fa perché non vuole che tu impari !!

Direi che, se avesse avuto ragione lui, adesso non saremmo così in pochi a parlare di riconfinazioni.

@Gianni_Rossi
da un punto di vista del rapporto lavoro/prezzo/rischio le riconfinazioni sono molto meno remunerative dei pregeo e soprattutto dei docfa, anche se negli ultimi tempi sto vedendo come alcuni proprietari di immobili stanno pagando le conseguenze (economiche) dei docfa fatti a bassissimo costo.

Riguardo i corsi formativi e/o webinar sulle riconfinazioni, il problema principale è che sempre più spesso mi imbatto in tecnici che si ritengono “depositari della verità in materia di riconfinazioni” soltanto perché hanno seguito o si attengono scrupolosamente al quello che ha detto il formatore XY.
Specialmente in materia di riconfinazioni, ma anche in altri settori, secondo me è sbagliato quando dal docente di un corso passa il messaggio che le sue teorie sono l’unico modo corretto di fare quella cosa. E questa cosa accade soprattutto nei webinar dove parla solo il docente e non è possibile intervenire come accadeva in aula.

Ciao Roberto,
rispondo ai due tuoi passaggi qui sotto, ma invertendoli come ordine.

Non è vero, non tutti i corsi online sono così. In quelli che teniamo io, Sergio Ivaldi e Corrado Brindani, ad esempio, diamo larghissimo spazio all’interazione con i partecipanti i quali possono intervenire (anche in voce) quando vogliono. Se garantisci questo colloquio costante durante il webinar, non c’è molta differenza rispetto agli eventi in aula. Anzi, ti dirò di più, nei webinar online i partecipanti sono molto più disponibili al dialogo perché sanno di non essere visti e riconosciuti dai colleghi. In aula invece molti si sentono in imbarazzo ad intervenire, vuoi per semplice timidezza, vuoi perché essendo tra colleghi della stessa zona hanno la soggezione di dire qualcosa che gli faccia fare brutta figura.
A noi capita ad ogni webinar di sforare i tempi anche di un’ora proprio perché rimaniamo lì a dibattere con gli iscritti.
Come dicevo a Carlo, non è tanto il mezzo divulgativo adottato a fare la differenza.
A fare la differenza sono sempre e solo le persone.

Sono d’accordo, ma è sempre l’iscritto che deve avere una sua coscienza critica, perché è ovvio che se il docente spiega una sua metodologia è perché lui è convinto della bontà della stessa. Sempre ai nostri corsi (ma non prenderla come un’auto-celebrazione, è solo per dibattere la tua considerazione) io Sergio e Corrado esordiamo dicendo che non ci sentiamo affatto dei docenti ma semplicemente colleghi che vogliono condividere la loro esperienza e competenza. Per questo lasciamo ampio spazio al dibattito. A volte ci è capitato anche qualche iscritto che ha espresso apertamente di non essere d’accordo con quanto da noi esposto. Non c’è nessuna differenza rispetto ai corsi in aula da questo punto di vista, se non quella, ma positiva, che online gli iscritti intervengono molto di più che in aula (se gli dai la possibilità di farlo, ovviamente).

Poi, ripeto, sta sempre al discente verificare con altri corsi/docenti se esistono metodologie alternative che magari ritiene più corrette rispetto a quelle sentite in corso da un singolo docente.

È un po’ come quando vai a farti una visita medica specialistica e il medico ti dà la sua diagnosi. Sta sempre a te decidere se fidarti di quella o andare a consultare un altro specialista per vedere se coincide o meno.

Buona sera a tutti,
a mio modesto parere sulle riconfinazioni negli ultimi 20 anni si è parlato e discusso abbastanza, ed in modo anche molto competente. Questo grazie ai forum in primis Geolive e poi negli ultimi anni su quelli creati da Gianni, ai convegni e/o seminari sulla materia ed ai corsi per la formazione continua.

Oggi da quello che vedo le discussioni sulla materia si è spostata sui canali social ( Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter WhatsApp ecc), con tutti i pro ed i contro.

Io ultimamente frequento meno il sito per vari motivi ed impegni, ed a dirla tutta, mi piace poco lo spirito che molti attribuiscono allo stumento, chiedere consigli ed aiutini su problemi che io definisco spiccioli per evitare lo “smeno” o la fatica di dover leggere ed aggiornarsi. Lo spirito, che secondo il mio parere, dovrebbe essere principalmente di confronto, aggiornamento e sano dibattito sulla materia è sempre meno presente.

Tornando ai gruppi social che trattano la materia, la critica più grande è, forse, l’eccessiva volatilità del messaggio e dell’argomento trattato, che rimane poche ore in evidenza e che normalmente serve a soddisfare l’esigenza del momento per poi perdersi nell’etere. Ma questo è il modo attuale di comunicare e non ci si può fare nulla.

Un saluto a tutti

Ciao a tutti, come dicevo a Gianni ieri per telefono è un periodo che per mille motivazioni ho poco tempo e quindi non sono ancora intervenuto.
I motivi per i quali si parla troppo poco di riconfinazioni a mio modesto parere è che la cerchia di persone effettivamente preparate sull’argomento sono veramente poche. I più hanno sempre considerato le riconfinazioni come un lavoro di ripiego, da fare nei tempi morti quando ti avanza un’oretta, una fotocopia in tasca, una squadretta, due misure con la rotella… ecco fatto. Stando così le cose di cosa volete che parlino?
A parte questo estremismo, sulle riconfinazioni ci sarebbe da discutere di diversi aspetti tecnici, storici, giuridici, consuetudinari.
La tecnica di rilievo, di elaborazione e di restituzione è indispensabile ogni qualvolta si debba far ricorso alle mappe, mancando quegli altri elementi di prova privilegiati dal legislatore… e i casi volenti o nolenti sono molto frequenti.
La conoscenza storica del periodo in cui è stato creato il confine può aiutarci a capire molte cose su di esso… conoscendo le leggi, gli usi, le consuetudini, i motivi, e tante altre sfacettature della materia si possono apprendere indicazioni utili non codificate o scritte da nessuna parte. Ricerca difficile, lunga e spesso completamente ignorata. Molti tecnici purtroppo quando sentono la parola riconfinazione caricano lo strumento in macchina e partono a rilevare.
Che dire dell’aspetto giuridico… be qui si apre un mondo nuovo… in tribunale può succedere qualunque cosa, per cui occorrerebbe sempre preparare i clienti a qualsiasi risultato, magari completamente avverso anche in caso di apparente e incontestabile ragione. Il giudice quasi sempre non sa di cosa parla, gli avvocati figuriamoci, rimangono i tecnici che per trovare la verità dovrebbero essere esperti della materia… domanda la maggioranza lo sono? risposta non credo. Ricordiamoci sempre che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI il giudice lo ha scritto alle spalle e quindi non lo legge.
Poi ci sono gli aspetti più personali per cui si parla troppo poco di riconfinazioni.
Credo che molti tecnici non vogliano fare il minimo sforzo di cambiare lo status quo… ho sempre fatto così perchè me lo ha insegnato tizio e quindi procedo così… la scuola non aiuta, i geometri anziani presso i quali abbiamo fatto il tirocinio poco.
Ora con la formazione obbligatoria (al di la dei crediti) vi è stato un cambiamento radicale poichè voltenti o nolenti un po di corsi di aggiornamento (e di studio delle parti in cui siamo carenti) dobbiamo comunque farlo.
Che dire dei corsi on line rispetto a quelli in aula… personalmente prediligo i primi per queste ragioni: li faccio quando voglio, nel mio studio, senza avere il vicino di banco che telefona, che dorme, che parla con un altro… grazie alle registrazioni diluisco il tempo come mi pare, quando sono stanco interrompo e riprendo dopo… non mi muovo in macchina facendo decine o centinaia di chilometri, non sono costretto a seguire per otto ore alla fine delle quali non so neanchè più come mi chiamo altro che capire cosa spiega il docente… ho meno timore di dire qualche fesseria visto che non nessuno che mi vede… posso intervenire e rapportarmi con colleghi di tutta Italia che difficilmente incontrerei nei corsi in aula.
Un aspetto negativo è che chi segue i corsi solo per accumulare i fantomatici crediti poco impara, molte volte avvia il pc e poi fa del resto, sui test poi si va un po a tentativi, ma questo è comunque un miglioramento rispetto ai corsi in aula dove i pochi test venivano fatti a gruppo tanto per fare facciata… visto che hai pagato comunque i crediti te li do…
Sono dell’idea che chi vuole imparare qualcosa lo impara comuque… in aula, on line, studiando sui libri, chiedendo a colleghi… poi la testa pensante è la nostra per cui ognuno tenderà a personalizzarsi tutto quanto appreso. Ovviamente gli apassionati della materia non sono molti ma questo è fisiologico… quanti fanno un lavoro perchè apassionati? i più lo fanno per motivi contingenti di sopravvivenza…
Ho lasciato fuori dall’elenco e per ultima l’esperienza… questa si fa solo col tempo e se da una parte ci fa capire come si traducono in pratica le teorie che abbiamo e quali sono i risultati ottenuti rispetto a quelli auspicati, dall’altra tende a fossilizzarci sul nostro modo operativo… se funziona perchè dovrei cambiarlo? Generalmente l’esperienza aumenta in modo inversamente proporzionale alla capacità di imparare… da giovane non ho esperienza ma volgia o comunque necessità di imparare… quando ho accumulato esperienza sufficente ho magari meno necessità ma soprattuto voglia di imparare… un po come il proverbio che dice "quando hai i denti non hai il pane, quando hai il pane non hai i denti).
Ora se adotto metodi giusti ok ma se invece sono sbagliati? e come faccio a capire se sono giusti o sbagliati?
Personalmente ritengo che ascoltare gli altri (tutti in generale i colleghi nel nostro caso in particolare) sia un buon metodo… c’è sempre da imparare qualcosa anche da quello che dice 9 cose sbagliate su 10… una è comunque giusta.
Parlare di una materia complessa come le riconfinazioni non è cosa da tutti ma non perchè non ne siamo in grado ma perchè per parlarne con cognizione di causa occorre conoscere bene la materia, dibattere sui suoi aspetti e a volte capire che magari quello che si applicato come giusto per una vita non lo è… e magari cospargersi il capo di cenere ed avere l’umiltà di riconoscere i propri errori… nessuno è perfetto, Colui che lo era è stato messo in croce.
Un aspetto che reputo importante è la specializzazione: sarebbe ora che la smettessimo di fare i tuttologi (in generale non solo noi tecnici)… ciascuna materia è di se complessa in particolare modo le riconfinazioni… occorre essere più professionali, se mi occupo di pratiche edilizie dovrei delegare rilievi, catasto, certificazioni energetiche ad altri che facendolo assiduamente lo fanno meglio di me… invece il criterio è l’opposto… vuoi mica che il mio cliente vada da un altro??? e allora gli faccio tutto io, alcune cose le so bene altre meno, altre le improvviso… (?!).
Pensate quando abbiamo problemi di salute… andiamo dal medico generico (gratis) o dallo specialista super esperto (200 euro per mezzora?) ???
Credo che ultimamente si siano fatti passi in avanti sia per la diffusione tramite il web di tecniche e metodi che ritengo corretti, poi come si dice sempre ogni caso è a se e non è possibile generalizzare con regole adatte a tutti i casi.
L’evoluzione fa parte della storia… oggi usiamo pc, tablet, strumentazione satellitare e non più tavole logartmiche, tacheometro e stadia. Alcuni utlizzano ancora le mappe wegis in luogo di quelle di impianto, ciò non pregiudica che possano capire l’errore e correggersi. La chiesa sosteneva che la terra fosse piatta verità che poi si è rivelata non essere tale (a parte qualche teorico alternativo che lo sostiene ancora oggi)

Nota di servizio per Nino Lo Bello e per tutti coloro che fossero interessati ad approfondire gli aspetti giuridici dell’azione di regolamento di confini.

Nino,
ti ringrazio per i post che avevi scritto in questo argomento con i quali hai trattato, con la tua grande competenza in materia, vari aspetti giuridici dell’azione di regolamento di confini. Considerato che questo topic ha però uno scopo più “opinionista”, nel senso che non entra nel merito della materia stessa ma riguarda un confronto sul “perché si parla poco di riconfinazioni”, ho pensato di creare il nuovo argomento di cui al link che segue in modo da rendere più evidente ai colleghi l’oggetto dei tuoi post che ho quindi spostato su questo nuovo topic. Invito quindi gli interessati a visitarlo e a confrontarsi lì su questo tema, grazie.

Aspetti giuridici della riconfinazione (a cura di Nino Lo Bello)

Va bene, Gianni, è meglio come dici tu, perchè si può creare pollaio.

Forse di riconfinazioni se ne parla poco, perchè è un tipo di lavoro sottovaluto, e la dimostrazione è che molto spesso nei tribunali le CTU vengono assegnate a tecnici completamente impreparati, ma che purtroppo si fanno forti di essere “amici” del giudice di turno

Ciao Roberto,
concordo con te circa le modalità per nulla professionali con cui vengono affidate le CTU. Negli ultimi anni ho prestato la mia consulenza a diversi CTP su cause di confini e ho letto CTU imbarazzanti da quanta ignoranza dimostravano.

C’è però da dire che nessuno fa niente per cambiare questa situazione. È brutto da dire, ma questo significa che ci va bene così. Io, nel mio piccolo, in passato ho più volte sollecitato pubblicamente la categoria nel fare istanza alle istituzioni competenti per introdurre una prassi molto più stringente nell’assegnazione degli incarichi CTU.

La mia proposta è di istituire degli Albi Specializzati per le varie materie tecniche (incluse quindi le riconfinazioni) nei quali iscrivere soltanto chi dimostra, tramite il CV certificato o altra idonea documentazione, di avere le competenze necessarie ad affrontare la materia.

L’evoluzione delle tecnologie, avvenuta ormai da alcuni decenni, non consente più di stabilire la competenza di un professionista solo dal fatto che sia genericamente iscritto ad un Albo professionale. È come se, dovendo operare al cuore un paziente cardiopatico, l’intervento venisse affidato ad un medico di medicina generale. Serve assolutamente un criterio di valutazione specialistico.

Parlando con molti colleghi ho appurato che sono in molti a condividere questa mia analisi. Purtroppo, come dicevo, nessuno, men che meno il CNGeGL, fa assolutamente niente per portare avanti in concreto questa o altre proposte per cambiare lo status quo.

Quindi andiamo avanti così che andiamo bene.

E vero, e ne ho subito l’ esperienza ad opera di un architetto che si è fatto fare i rilevamenti da un geometra amico suo, ha firmato una cavolata di sedici centimetri di larghezza per 18 metri di lunghezza e poi; per scansare la responsabilità delle cazzate che aveva fatto, aveva detto che le coordinate catastali hanno una tolleranza di cinquanta centimetri, gli ho detto come si doveva operare e che sono geometra, e mi ha risposto che avrei dovuto essere iscritto all’ albo per intervenire, gli ho risposto che era ignorante e quando l’ avrebbero cancellato avrei ripreso il discorso. Purtroppo ho dovuto ricorrere in appello per vincere i processi sono durati complessivaamente 16 anni. Era tutto un imbroglio per farmi esborsare 100.000 €, e mi sono iscritto al forum per snocciolare gli effetti giuridici imparati in tale arco di tempo, e per comunicarli ai tecnico che non ha esperienze.