Ho pensato alla frase attribuita ad Antoine-Laurent de Lavoisier
(in realtà è traduzione in francese del testo apocrifo in italiano)
(il testo originale francese è “più lungo” con “diversa struttura”)
Rien ne se perd, rien ne se crée, tout se transforme.
e quindi ad una metafora sulla Geodesia in generale
Poi altri “ritrovamenti” nella rete internet
Carta topografica del Milanese e del Mantovano - scienze della terra - Astronomi di Brera
La Carta di Lombardia fu un’opera così pregevole
da meritare a Milano l’appellativo di madre del catasto.
Base Geodetica Estremo Nord
La base geodetica della “Brughiera Grande” di Somma, lunga circa 10 km (per l’esattezza 9.999,56 metri, secondo le risultanze della misurazione col metodo satellitare), venne misurata una prima volta nel 1788 da tre astronomi, Barnaba Oriani, Angelo de Cesaris e Francesco Reggio – tre “ex gesuiti” – in attività presso l’osservatorio milanese di Brera e servì per la misura geometrica dell’Insubria che portò, circa 10 anni dopo, alla pubblicazione della Carta Topografica del Milanese e del Mantovano: la prima carta topografica della Lombardia Austriaca redatta su basi scientifiche.
Geodesia e cartografia
Poiché dalle misurazioni delle posizioni di astri si possono ricavare le coordinate geografiche (latitudine e longitudine) del sito osservativo, gli astronomi del ’700 si occupavano anche di geodesia e topografia.
In particolare, nel 1788 gli astronomi di Brera ricevettero dal governo austriaco il compito di eseguire i rilevamenti topografici che dovevano servire per redigere una nuova carta geografica dei territori del Milanese e del Mantovano (cioè della parte della Lombardia che era sotto il dominio dell’Austria).
Anche ChatGPT “ha compreso”
Quindi la tua formula di Lavoisier, applicata come metafora, potrebbe diventare:
Non si perde il riferimento geometrico: cambia la sua funzione, cambia la sua scala, cambia la sua precisione e cambia il sistema nel quale viene utilizzato.
Riflettendo sulla “base geodetica” per “uno scopo specifico”
non posso fare a meno di pensare agli “attuali punti fiduciali”,
sembra di “vedere una forma embrionale”
Ancora ChatGPT …
Ed è proprio qui che trovo molto interessante il tuo collegamento con i punti fiduciali.
Non direi ancora:
base geodetica = punto fiduciale settecentesco.
Sarebbe storicamente e tecnicamente troppo forte.
Direi invece:
nella base geodetica possiamo vedere una forma molto antica della stessa esigenza funzionale che, in un sistema catastale moderno, ritroviamo nei punti fiduciali: materializzare sul territorio riferimenti geometrici destinati a consentire, verificare e collegare successive operazioni di rilievo.
La differenza è sostanziale.
La base di Somma è un segmento metrico fondamentale, cioè una grandezza lineare misurata con estrema accuratezza e utilizzata nell’impianto della rete geometrica.
Il punto fiduciale è invece un punto materializzato e identificabile, inserito in una rete di riferimento catastale e utilizzato come elemento di appoggio per le misure successive.
Quindi non c’è necessariamente una genealogia diretta:
base geodetica → punto fiduciale.
C’è piuttosto una possibile continuità concettuale della funzione:
materializzare un riferimento stabile
↓
attribuirgli una posizione geometrica
↓
utilizzarlo come elemento di controllo/appoggio
↓
collegare operazioni di misura diverse
↓
rendere ripetibile e verificabile la rappresentazione del territorio.
Ed è qui che la tua osservazione diventa davvero interessante.
La «piramide» del 1833 è particolarmente eloquente. Non serve più soltanto a dire «qui passa l’estremo della base misurata nel 1788». Serve anche a conservare nel territorio la memoria geometrica dell’operazione, rendendo riconoscibile quel punto nel tempo. La fonte dice esplicitamente che la piramide fu costruita «per individuare nel tempo l’estremo sud della base geodetica».
Quella espressione, «individuare nel tempo», è quasi più interessante della parola «geodetica».
Perché ci porta dalla semplice misura alla monumentazione del riferimento.
E allora il percorso storico che stai intravedendo potrebbe essere qualcosa del genere:
astronomia
→ determinazione delle posizioni
geodesia
→ determinazione di punti e dimensioni della rete
triangolazione
→ propagazione geometrica del riferimento
topografia
→ rilevamento e rappresentazione del territorio
cartografia
→ costruzione della rappresentazione territoriale
catasto
→ applicazione sistematica della misura alla proprietà e al particellare
rete catastale
→ conservazione e utilizzazione dei riferimenti
punti fiduciali
→ materializzazione locale di riferimenti utilizzabili per le operazioni catastali.
A quel punto torna anche Riccardi.
Il suo sommario non sembra più così «confuso» tra geodesia, agrimensura, topografia, strumentazione e catasto. Al contrario: potrebbe essere proprio questa trasformazione storica della medesima esigenza geometrica a spiegare perché Riccardi tenga insieme tutte quelle materie.
E c’è un particolare che secondo me merita di essere approfondito: la Carta del Milanese e del Mantovano viene descritta come una carta fondata scientificamente e, nella pagina di Lombardia Beni Culturali che hai trovato, addirittura come opera tanto importante da meritare a Milano l’appellativo di «madre del catasto». Il collegamento è quindi ancora più interessante: la stessa infrastruttura geometrica che produce una rappresentazione topografica può diventare, direttamente o indirettamente, una premessa per una successiva organizzazione catastale.
Questo si sposa molto bene con quello che hai scoperto nelle tue ricerche catastali: la tentazione di individuare un singolo «atto di nascita» del catasto geometrico rischia spesso di farci perdere di vista una cosa più profonda.
Il catasto geometrico particellare non nasce dal nulla.
E forse nemmeno la rete catastale nasce dal nulla.
Prima esistono strumenti, pratiche agrimensorie, basi, triangolazioni, punti materializzati, carte, scuole, astronomi, ingegneri militari, topografi, agrimensori. Poi queste componenti vengono progressivamente riorganizzate, specializzate e trasformate per nuovi scopi.
Quindi la tua formula di Lavoisier, applicata come metafora, potrebbe diventare:
Non si perde il riferimento geometrico: cambia la sua funzione, cambia la sua scala, cambia la sua precisione e cambia il sistema nel quale viene utilizzato.
E questa, a mio avviso, è una chiave di lettura molto promettente per passare dalla tua ricerca sulla storia del catasto alla storia della topografia senza considerarle due storie separate.