La superficie come parametro nelle riconfinazioni

Ciao a tutti,
ritorno su questa annosa questione della superficie come parametro per dirimere la controversia su un confine perché ho ricevuto via mail il quesito che riporto qui sotto, al quale rispondo qui sul forum a beneficio di eventuali altri colleghi interessati alla materia.

ho completato il corso relativo alla riconfinazione e le volevo fare questa domanda: Come mai nella determinazione di un confine non è mai considerata la superficie di una particella? Non potrebbe essere anche la superficie uno dei parametri da considerare utili a comprovare l’attendibilità di un confine?

Ciao Virginio (qui ci diamo tutti del tu, ok?),
ti rispondo volentieri allegando qui sotto il brano del mio libro Tecniche di riconfinazione nel quale tratto il tema:

La superficie come parametro nelle riconfinazioni.pdf (58,0 KB)

Se dopo averlo letto avrai ulteriori dubbi da chiarire, scrivili pure qui e ti risponderò volentieri.

geom. Gianni Rossi
cell. 3202896417
Email: gianni.rossi@topgeometri.it
www.topgeometri.it
www.corsigeometri.it

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Ciao Gianni,

ti ringrazio di avermi risposto.

Avrei ancora un paio di domande a chiarimento della questione.

Ho letto attentamente il paragrafo 1.4.5 “La superficie come parametro nelle riconfinazioni”.

Giustamente la stessa superficie si può ottenere modificando il perimetro in un numero infinito di conformazioni, ma l’estensione della superficie non dovrebbe rimanere tale e non modificata a favore di uno o dell’altro fondo?

Le due superfici dovrebbero essere verificate sulla base dei perimetri esistenti e trovare conferma sugli atti di compravendita che riportano sia la superficie, sia i redditi domenicali e agrari.

L’eventuale modifica di un confine non si dovrebbe tradurre in ogni caso nel rispetto delle due superfici?

Geom. Virginio Boggioni

virginio.boggioni@virgilio.it

Ciao Virginio,
no, la superficie di un fondo non può essere garantita civilisticamente, proprio perché, come diceva P. D. Tani, è un dato “amorfo”, cioè non ha forma. In altre parole, la superficie è un numero che non trova alcuna corrispondenza nella realtà.

Per capirlo facciamo un esempio volutamente paradossale: supponiamo che ci sia un grossolano errore di trascrizione per il quale la superficie indicata in atti sia 10.000 mq (diecimila) mentre quella corretta è solo 1.000 mq (mille). Dove li vai a prendere i 9.000 mq mancanti? A tutti i proprietari circostanti?

Come sai, la stessa superficie riportata in Catasto è spesso definita come “nominale” (SN) ad indicare che si tratta di un dato approssimativo. Mentre quando viene definita come “reale” (SR) si aprono le problematiche che stiamo dibattendo proprio in questi giorni su quest’altro topic:

Particelle di Superficie Reale - conseguenze

Lo sbilancio di superficie è sicuramente un “sintomo” che indica un qualche problema nelle dimensioni della particella che potrebbe dipendere da un atto geometrico pregresso non introdotto oppure redatto in modo sbagliato.

La superficie però non può essere presa come parametro valido per una riconfinazione

Ok, tutto chiaro, grazie

E chi l’ ha detto ? la giurisprudenza la definisce vindicatio duplex incertae partes che vuol dire dal latino che ciascun proprietario rivendica che sia ripristinata l’ estensione del proprio fondo, ( art. 950 c.c.) la relativa sentenza diventa inefficace se non vi si appongono i termini di cui all’ art. 951 e non delle due particelle catastali.