Verosimilmente è quanto segue . . .
666 in realtà doveva essere 666,6 (6 periodico)
666,6 (6 periodico) = 2/3 = 0,6 (6 periodico)
Occorre trovare lo scolastico Minimo Comune Denominatore
4 sono le zie = 4 sono le quote
4 x 3 = 12 = Minimo Comune Denominatore
2/3 = 8/12 = 0,6 (6 periodico)
1/12 = 0,083 (3 periodico)
8/12 + 1/12 + 1/12 + 1/12 + 1/12 = 12/12
Stessa sostanziale risposta di AI Mode (Google)
Per eliminare il problema degli arrotondamenti alla radice, la soluzione migliore è trovare il Minimo Comune Denominatore che permetta di esprimere le quote come numeri interi senza decimali.
Partendo dai tuoi dati (666 e 83), notiamo che questi numeri sono approssimazioni di frazioni più pure. Nello specifico 83,33… è la rappresentazione decimale di 1/12 su base mille.
AI Mode ha scritto anche quanto segue
In ambito catastale e tributario, non esiste un singolo articolo di legge che dica esplicitamente “aggiungi il residuo al primo erede”, poiché la legge (Art. 1101 del Codice Civile) presume che le quote siano uguali o perfettamente frazionate.
Tuttavia, la prassi consolidata che permette di “quadrare” i conti è dettata dalle specifiche tecniche dei software ministeriali e da circolari operative dell’Agenzia delle Entrate (ex Territorio).
Molti uffici provinciali dell’Agenzia (ad esempio quelli di Milano, Torino e Roma) pubblicano dei Vademecum per la redazione degli atti di aggiornamento. In questi documenti si legge spesso:
“Qualora la somma delle quote espresse in millesimi non raggiunga l’intero per difetto di arrotondamento, l’integrazione all’unità deve essere operata sulla quota del soggetto avente diritto alla quota maggiore.”
Note personali
A volte, come in questo caso, AI Mode e pare altre IA, riporta alcuni estratti di testo.
Quando si chiede di citarne la fonte diretta dalla quale è stata estratta, appare un discorso lungo, vedi qui, vedi là, ma del link nessuna traccia.
Oppure appare il link ma di quel particolare testo nessuna traccia.
Per me è molto fastidiosa questa tipologia di risposta: potrebbe essere una frase “creativa”.
Ogni IA non è in grado di “leggere” la propria richiesta e nemmeno sa “cosa” risponde.
Cosa realmente “accade” quando si “invia” il proprio “prompt” è “lungo” da scrivere.
Alcuni corsi che dovrebbero spiegarlo, potrebbero riportare solo un “riassunto”.
Semplificando “all’osso” ciò che si scrive sono parole trasformate in “token”, poi trasformati in sequenze di numeri, ma nel “mezzo” ci sta “altro” . . .
Provate a scrivere un prompt “efficace” e forse la risposta sarà “completa”.
Faticando un po’ con diversi prompt AI Mode ha riportato il “processo” in 10 “passaggi”.
Anche AI Mode ha lo stesso “vizio” di ChatGPT (di solito termina “Se vuoi . . .”, “Se ti serve . . .”).
Nel caso specifico AI Mode termina come segue
Ti piacerebbe approfondire cosa accade esattamente durante il passaggio 6 (Attention), ovvero come il modello “comprende” il contesto?