Proposta argomento di topografia per il Corso di preparazione tecnica

Il 01.10.2026 ho partecipato alla lezione del docente: Geom. Riccardo Beghin, in materia di topografia, lezione molto interessante, al termine il docente ha richiesto se vi erano argomenti che desideravamo approfondire.

Nella lezione si è parlato di rilievi topografici, affrontandoli e risolvendoli dal lato bidimensionale. Quindi in considerazione del fatto che nella fase di rilievo l’oggetto di ciò, si trova in relazione anche con altri elementi del territorio, mi chiedevo:

1 come viene scelto e rilevato il punto base, posto nell’origine degli assi del nostro sistema cartesiano del rilievo da eseguire; inoltre anche di quest’ultimo saranno necessarie delle coordinate rispetto ad un sistema di riferimento cartografico, così da poterlo inserire correttamente nella cartografia. Detto ciò come trovo detti valori?

2 considerando anche il punto precedente in merito alla definizione dell’origine degli assi cartesiani, nella realtà ci confrontiamo con la tridimensionalità dei luoghi, quindi anche con la loro quota in elevazione - che per tre punti passa un piano nello spazio -, da questa componente varia anche il calcolo delle aree visto che ci troveremo ad operare su piani inclinati e non sulla loro proiezione sul piano x, y. Quindi come definisco l’origine dell’asse “z” così da riferirlo anche al sistema cartografico?

Grazie anticipatamente

Ciao Aldo e benvenuto sul forum (qui ci diamo tutti del tu, ok?).

Ho segnalato questo tuo post al collega Riccardo Beghin il quale mi ha assicurato che lo affronterà nella prossima lezione.

Nel frattempo, da appassionato di Topografia quale sono, ti do la mia risposta.

L’aggancio tra il nostro rilievo e l’eventuale sistema di riferimento cartografico nel quale dobbiamo restituirlo, non avviene direttamente tramite il “punto base”, cioè l’origine del nostro sistema di riferimento locale, ma avviene rilevando alcuni punti di inquadramento del sistema di riferimento cartografico.

È quello che succede normalmente nei rilievi catastali per i quali la normativa impone di rilevare tre (minimo) o più Punti Fiduciali (PF) entro il cui perimetro è contenuto l’oggetto del rilievo. Questi PF hanno coordinate note nel sistema catastale e permettono quindi di “inquadrare” il nostro rilievo in quel sistema.

Tale “inquadramento” si realizza in genere con l’algoritmo della rototraslazione ai minimi quadrati che si applica alle doppie coordinate dei PF: quelle locali del nostro rilievo e quelle catastali, appunto. A valle di questo calcolo, il nostro rilievo assume le coordinate catastali.

Non so dirti se Riccardo tratterà anche questo calcolo della rototraslazione nel corso perché è piuttosto complesso e non credo faccia parte dei temi richiesti all’esame di abilitazione. Nel caso non lo tratti, se di tuo interesse, puoi trovarlo in questo corso gratuito su www.corsigeometri.it:

Sgombriamo subito il campo da un equivoco: salvo casi molto particolari, in topografia la superficie considerata è quella proiettata sul piano e mai quella inclinata. Per dire, se il versante di una montagna è a strapiombo, cioè perfettamente verticale, la sua superficie è zero. Questo perché la pendenza del terreno è un elemento di difficoltà nel suo sfruttamento. Ti basta pensare che tutte le cartografie (quella catastale in primis) sono proiezioni piane al livello medio del mare.

Altro discorso è ottenere le quote ortometriche (cioè sul livello medio del mare) dei punti del nostro rilievo perché, come dici tu, noi non sappiamo la quota dell’origine del nostro rilievo e possiamo solo calcolare i dislivelli degli altri punti rispetto ad essa.

Per farlo ci sono due metodi: il primo, e più preciso, è applicabile quando si dispone di un caposaldo di quota nota, cioè di un punto materializzato sul terreno di cui è stata determinata la quota slm effettiva, come per i caposaldi fissati dall’Istituto Geografico Militare (IGM). Disponendo di questo riferimento il problema è risolto perché basta applicare i dislivelli locali del rilievo alla quota nota del caposaldo.

Se invece non si dispone del caposaldo, il problema si complica perché in questo caso bisogna: 1) che il rilievo sia eseguito con tecnologia GPS e 2) conoscere i concetti di ellissoide e geoide e la distanza tra i due solidi (ondulazione del geoide) nel punto di cui si deve calcolare la quota slm. Questa operazione si risolve con i “grigliati” IGM che forniscono appunto tale dato per tutto il territorio italiano.

Ma, ripeto, è un tema “tosto” e non so dirti se Riccardo lo tratterà al corso anche perché credo che sicuramente non farà parte dei temi d’esame. Nel caso, se di interesse tuo o di altri iscritti, potrò abilitarvi questo corso che ho tenuto il mese scorso su www.corsigeometri.it proprio su questo tema:

A presto.

geom. Gianni Rossi
cell. 3202896417
Email: gianni.rossi@topgeometri.it
www.topgeometri.it
www.corsigeometri.it

Tutto ok per il tu, Gianni, grazie per le tue risposte e per i consigli dei corsi.

Alla prossima, Aldo