Riconfinazioni, l'illusione degli algoritmi di ricampionatura delle mappe raster

Riporto qui a beneficio dei colleghi che si occupano di riconfinazioni uno scambio di messaggi che mi ha inviato privatamente un collega, scambio avvenuto tra lui e lo sviluppatore del software che utilizza. Naturalmente, avendolo ricevuto in forma privata, ometto di riportare sia i nomi delle persone che delle procedure software (che sostituisco con degli … omissis …), scrivendo soltanto le mie considerazioni tecniche sui concetti espressi in tali messaggi.

Premetto che su questo forum il tema in oggetto è stato ampiamente dibattuto in passato, in particolare nel topic che segue, al quale avrei quindi potuto accodare anche questa ''puntata", ma ho pensato che a quel punto sarebbe diventato troppo dispersivo.

Quale georeferenziazione usare per le mappe d’impianto nelle riconfinazioni?

Quindi riporto qui i singoli brani dei messaggi ai quali mi sento di rispondere.

1 - Domanda del collega allo sviluppatore:

Salve. In fase di procedura guidata del modulo riconfinazione, non si comprende se dopo aver ricampionato la mappa attraverso la georef. , quindi con i parametri corretti ogni 200m, la successiva fase di rototraslazione dei punti rilevati avviene su punti letti sulla mappa georef. Significa che sto adattando la realtà (rilievo) alla mappa ?

Come detto, non entro nel merito della procedura software (che oltretutto non conosco) e mi limito alla parte che ho messo in neretto dicendo che:

Nelle riconfinazioni da mappa va sempre e solo adattata la mappa al rilievo e mai il contrario !!!

Questo perché il rilievo è la realtà mentre la mappa è una rappresentazione, difettosa, della realtà. Quindi io devo adattare la rappresentazione difettosa alla realtà e non la realtà alla rappresentazione difettosa.

Inoltre chiedo perché nel modulo riconfinazione non è prevista la rideterminazione dei punti attraverso la trasformazione col metodo Tani (… omissis …) il problema è procedurale. In pratica, la procedura prevede che dopo la georef della mappa, devo prendere i punti di tracciamento dalla mappa ricampionata (con aggiunta o sottrazione di pixel) e quindi non più fedele all’originale. La giusta procedura è quella prevista con il comando … omissis … dove puoi trasformare i tuoi punti ed entità attraverso trasformazione … omissis … (metodo Tani)
Le riconfinazioni, nella maggior parte dei casi, si effettuano con il metodo suddetto e bisogna sempre evitare il RICAMPIONAMENTO del supporto. Credo che con le georef … omissis … il supporto venga ricampionato.

2 - Risposta dello sviluppatore software:

I pixel non vengono “aggiunti o tolti” in modo arbitrario: vengono ricampionati e riposizionati secondo algoritmi matematici ben definiti, gli stessi principi utilizzati normalmente nei software GIS e di elaborazione raster. Non si tratta quindi di una deformazione casuale dell’immagine né, tanto meno, di un procedimento che “inventa” pixel lanciando i dadi.

Questa è l’illusione in cui cascano in molti: basta usare un algoritmo che sia matematicamente valido, tanto più se viene utilizzato anche nei software GIS … e vai che vai bene.

È un errore concettuale macroscopico !!

Ogni algoritmo nasce per risolvere uno specifico scopo e va utilizzato solo per quello specifico scopo e non per altri. I software GIS non hanno alcuna attinenza con la ricostruzione di un confine dalle mappe d’impianto del Catasto Italiano, non sanno nemmeno come è stata creata la mappa d’impianto del Catasto Italiano. Gli algoritmi che usano i GIS, o altri software analoghi, quindi, non possono essere utilizzati nelle riconfinazioni, per quanto scientificamente validi siano.

La regolazione dei confini di Tani è stata pubblicata nel 1992, in un contesto tecnologico completamente diverso: all’epoca si lavorava con PC 486, MS-DOS e Windows 3.1 e le attuali tecniche di georeferenziazione raster semplicemente non facevano parte della normale operatività. È quindi corretto considerare il metodo Tani come uno strumento di trasformazione delle coordinate e delle entità vettoriali, ma non ha molto senso contrapporlo alla georeferenziazione raster come se quest’ultima fosse, per definizione, meno attendibile.

Altro errore concettuale macroscopico !!

Citare i testi di P.D. Tani come superati perché scritti quando c’erano i PC 486, MS-DOS e Windows 3.1, significa confondere i princìpi con le procedure. Tani ha dettato i princìpi e quelli, proprio perché coniati da uno della sua immensa conoscenza della materia, sono intramontabili. Sono le procedure che devono conformarsi ai principi, non il contrario.

In sostanza, sono due procedure differenti. Il comando “… omissis …” è appropriato quando si vogliono trasformare punti ed entità vettoriali sulla base dei punti noti. La georeferenziazione raster è invece appropriata quando si vuole utilizzare direttamente la mappa come riferimento geometrico. Non è una questione di quale metodo sia “vero” e quale no, ma di scegliere lo strumento corretto in funzione del tipo di dato e del risultato che si vuole ottenere.

Il risultato che si vuole ottenere è ricostruire il più fedelmente possibile una linea d’impianto. E dato questo scopo, dire che “La georeferenziazione raster è invece appropriata quando si vuole utilizzare direttamente la mappa come riferimento geometrico” è un altro grave errore concettuale perché significa dimenticarsi che le mappe d’impianto sono nate su carta e, oltre che conoscere a fondo come sono state partorite, bisogna considerare che sono rimaste su carta per un secolo, con tutto ciò che questo processo di formazione e conservazione ha prodotto. Le mappe d’impianto non sono nate come immagini, per questo gli algoritmi che le trattano come tali non sono appropriati perché, come detto, sono stati pensati per manipolare immagini (raddrizzamento di facciate, ecc.).

Aggiungo inoltre che proporre una decina di algoritmi dicendo di “scegliere lo strumento corretto in funzione del tipo di dato e del risultato che si vuole ottenere” significa mettere l’utilizzatore nel grave rischio di “scegliere” quello completamente sbagliato.

Dico questo perché nel corso che riporto qui sotto, tenuto su www.corsigeometri.it dal sottoscritto e dai colleghi Carlo Cinelli e Roberto Ciucci, oltre a spiegare la formazione della mappa d’impianto (Carlo), abbiamo messo a confronto ben 12 algoritmi di georeferenziazione (Roberto), in gran parte di ricampionatura presenti su diversi software tra cui anche quello di cui sopra. Il risultato del test ha mostrato differenze anche di 4 metri tra questi algortimi.

image

geom. Gianni Rossi
cell. 3202896417
Email: gianni.rossi@topgeometri.it
www.topgeometri.it
www.corsigeometri.it

Buongiorno

Che uno sviluppatore di software, in una procedura particolare come è quella sulle Riconfinazioni, non metta a disposizione dell’utenza il giusto algoritmo per eseguire un processo è già grave di per sé.

Che lo stesso si spinga ad avvalorare il suo prodotto attraverso delle informazioni “false” è disonestà intellettuale allo stato puro.

Cordialmente

Carlo Cinelli

Riporto le risposte di Claude su quanto scritto da Gianni …
Perchè proprio Claude? Perchè a volte è più competente di ChatGPT …
Risposte di Claude.docx (10,5 KB)

Sul perchè proprio Claude passo la parola a ChatGPT …
Confronta approcci ChatGPT Claude.docx (8,2 KB)

La “conversazione” con ChatGPT è proseguita …
A volte colgo occasione per procedere oltre:
imparare i comportamenti di ogni singola IA
Confronta approcci ChatGPT Claude 2.docx (17,0 KB)

Claude ha scritto in particolare quanto segue:
Ma la ricerca più rigorosa sul tema (es. Cina-Manzino, Dai “piccoli sistemi” locali della cartografia catastale…, pubblicato su Territorio Italia/Agenzia delle Entrate) non oppone “mappa vs rilievo” come blocchi monolitici: tratta la georeferenziazione come un problema geodetico di stima dei parametri di trasformazione tra sistemi di riferimento locali, da modellare in funzione delle deformazioni note del supporto — un impianto concettuale più affine, nella sostanza, proprio al metodo Tani, ma senza la retorica “o l’uno o l’altro”.

Archivio - Territorio Italia
3 - Dai “piccoli sistemi” locali della cartografia catastale a quelli globali GNSS - pdf
Territorio Italia 2018, 1, 3; DOI: 10.14609/Ti_1_18_3i - pag. 57-72

Alberto Cina, Politecnico di Torino – DIATI (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territoio e delle Infrastrutture) alberto.cina@polito.it

Ambrogio Maria Manzino, Politecnico di Torino – DIATI (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territoio e delle Infrastrutture) ambrogio.manzino@polito.it

Parole chiave: Trasformazione tra sistemi di riferimento, Rilievi catastali, Aggiornamento dei
sistemi geodetici catastali.

1 | INTRODUZIONE
2 | CONSIDERAZIONI GEODETICHE E CARTOGRAFICHE
3 | LA TRIANGOLAZIONE AEREA CATASTALE (TAC)
4 | LA TRASFORMAZIONE DEI SISTEMI CATASTALI DELLA PROVINCIA DI NOVARA
5 | ANALISI DEI RISULTATI
6 | CONCLUSIONI

Ringraziamenti
Il lavoro è stato svolto nell’ambito di una attività finanziata da CSI Piemonte nella quale il Politecnico di Torino – DIATI si è occupato della trasformazione delle mappe catastali nei nuovi sistemi di riferimento.
Si ringraziano per il materiale messo a disposizione il CSI Piemonte, in particolare il Dott. Mauro Vasone e Marzio Pipino, e l’Agenzia delle Entrate (allora Agenzia del Territorio). Si ringrazia in particolare l’ing. Flavio Ferrante per la continua discussione e il confronto su queste appassionanti tematiche.

Nel testo originale segue una pagina con Bibliografia

Alberto

Lodevoli le tue ricerche e il confronto con l’AI.

Ma su questo argomento, dopo averci studiato e ri-studiato con Gianni e Leonardo Gualandi, possiamo dire senza ombra di smentita ciò che è corretto fare e ciò che non lo è.

Ciò che è corretto fare segue un principio molto semplice che è quello del Tani universalmente riconosciuto come il procedimento più logico per calibrare una coppia di coordinate della Mappa d’Impianto.

Gianni poi gli ha dato applicazione attraverso CorrMap.

Non c’è tanto altro da aggiungere.

Cordialmente

Carlo Cinelli

Salve, confesso che non sono in grado di critcare quello che avete descritto, perchè non si studiava ai miei tempi, secondo me, vale solo in caso di determinazione di confine in sede amichevole, oppure quale ultima risorsa del giudice. Per chi non lo sappia espongo quanto segue: L’ art. 11 delle preleggi del. il codice civile in tema di efficacia della legge nel tempo, impone : La legge non dispone che per l’ avvenire, essa non ha effetto retroattivo, l’ articolo 950 c.c. pone un regolamento, che non è legge, perchè l’ articolo 4 delle preleggi del c.c. impone: i regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni di legge, nel merito l’ art. 12 delle preleggi spiega: nell’ applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connsessione di esse, e dalla intenzione del legislatore, l’ articolo 950 c.c. riporta azione di regolamento di confini, al plurale, ne deriva che il confine incerto può essere in qualsiasi lato dell’ appezzamento del terreno. Il regolamento istitutivo dei punti fiduciali ex DM 2 gennaio 1998 n. 24 non è una legge ma contiene le norme alle quali ci si deve attenere per gli aggiornamenti catastali, in funzione procustiana. Cordialità