Buongiorno,
mi è stato prospettato di eseguire un confine di un appezzamento di terreno sito in aperta campagna e su zona prettamente boschiva.
La riconfinazione dovrebbe riguardare le particelle di quasi un intero foglio catastale, confinanti con altri fogli catastali.
L’origine delle particelle è di impianto e pertanto non create con Tipi di Frazionamenti.
Da un primo riscontro in sito, nel foglio oggetto di riconfinazione non ci sono elementi fissi da poter rilevare come appoggio.
Come posso procedere in maniera corretta?
Gentile signora Elisiana,
purtroppo non esiste una norma che imponga punti di riferimento si per la determinazione del confine tra due fondi, nel merito vi sono mlte sentenze di Cassazione. Se si tratta di tracciare la linea di confine in modo extragiudiziario in base a mappa catastale è necessaria la colaborazione del proprietario del fondo confinante. La giurisprudenza insegna che si tratta di duplex incertae partes. in altre parole sono incerte l’ estensioni dei due fondi, per cui è necessario misurare i perimetri di ciascun fondo e calcolare le rispettive areee quindi controllare se corrispondono con quelli dei rispettivi atti di arecquisto, il procedimento si può fare anche per via grafica dalla mappa catastale e poi picchettarre la linea di confine sul posto.. Lo stesso procedimento fu adottato dai tecnici del catasto quando disegnarono i fogli di mappa con il planimetro meccanico, o con altri mezzi che qui sarebbe lungo descrivere. Tenga presente che le superfici di ciascuna particella potrebbe essere approssimata a circa 1/20 in più o in meno. Cordialità
Buongiorno Elisiana
Inanzitutto bisognerebbe sapere “dove” si trova la ri-confinazione (Provincia) : in casi analoghi (Belluno) io sono partito da trigonometrici di adeguata attendibilitá (inferiore a 10) orientati su altri di analoga precisione e ho circondato l’intero foglio con una poligonale chiusa dalla quale ho rilevato con delle poligonali secondarie all’interno.
Poi attraverso un programma adeguato (p.e. CorrMap) ho geo–referenziato l’intero foglio originale ricavandone i vertici di ogni particella da confinare.
In fine, con i dati ricavati ho tracciato i confini rimanendo stupito di come i termini segnati in mappa coincidessero con il mio tracciamento.
Grazie. Spero si capisca
Ciao Elisiana (diamoci pure del tu),
come dice Ugo, per darti dei suggerimenti più concreti bisognerebbe vedere quel foglio di mappa e magari anche quelli limitrofi, visto che le particelle da riconfinare occupano quasi tutto il loro foglio. Se non hai problemi di privacy, puoi eventualmente postarli qui, ti basta trascinare i file all’interno del messaggio.
In ogni caso, la procedura che ha descritto Ugo è tecnicamente la più valida ma ovviamente richiede un lavoro di livello elevato e anche dispendioso in termini di tempo.
Poi dipende anche dal grado di precisione che ti viene richiesta, perché immagino che, trattandosi di aree boschive, non serve una precisione molto spinta, probabilmente anche i 50 cm possono andare bene, ma questo sta a te appurarlo.
Detto questo, io adotterei lo schema classico dei punti di inquadramento, sviluppandolo con questi passaggi:
- Innanzi tutto dovresti verificare se nel foglio in questione non c’è veramente niente. Ad esempio, non trovi qualche termine indicato in mappa che magari è soppravissuto (pur se interrato)?
- Se non trovi termini, dovresti quanto meno identificare linee di mappa tuttora materializzate sul posto, esempio fossi, strade vicinali, carrarecce. Questi sono elementi che, pur non avendo un peso pari a quello dei fabbricati, possono comunque costituire una base per l’aggancio mappa-rilievo (sempre per via dell’eventuale precisione non elevata richiesta dall’incarico).
- Poi dovresti verificare se invece trovi dei fabbricati d’impianto sui fogli limitrofi e utilizzare questi come punti di inquadramento.
Su quest’ultimo punto, molti pensano che andare sugli altri fogli sia un errore concettuale per via della non corrispondenza dei bordi tra un foglio e l’altro. Ma non è così, i bordi dei fogli non combaciano per effetto di imperfezioni che esistono tra un foglio e l’altro, ma sono le stesse imperfezioni che esistono anche all’interno dei due fogli, solo che nei bordi te ne accorgi visivamente, mentre all’interno no. Il parametro che ti dice se un punto di inquadramento è affidabile oppure no, è lo scarto numerico che ti esce dalla rototraslazione ai minimi quadrati. Se questo è buono, significa che il punto è affidabile, indipendentemente dal foglio in cui ricade.
Certo, la regola è che i punti di inquadramento sono tanto più significativi quanto più vicini sono al confine da determinare, ma se di punti vicini non ne hai … ti fai andar bene anche quelli più lontani. Si deve sempre fare il massimo … di quello che si può.
Spero che quanto sopra possa esserti utile.
Ciao a tutti,
non mi permetto di discutere quello che avete riportato trattandosi di metodi che ai tempi miei non esistevano, ma lasciatemi dire che ai tempi dei rilevamenti le misurazioni dei perimetri degli appezzamenti di terreni vennero effettuate con vari mezzi:il tacheometro ottico, lo squadro graduato, il nastro di acciaio, la catena, il triplometro, e poi vennero disegnate le mappe a mano rispettando i valori di tolleranza fissati a suo tempo dalla Giunta superiore del catasto ma non è noto quale grado di precisione usarono i tecnici per disegnare i fogli di mappa, quindi facendo i rilevamenti con gli strumenti di oggi è giocoforza che si debbano rilevare delle imprecisioni tra ll particella catrastale e la realtà sul terreno. Non esiste una norma che imponga la scelta dei punti fissi di riferimento. Certamente non si tratta di un atto di aggiornamento catastale nelle modalità previste dal DM del 2 gennaio 1998 n. 28